Diminuire la potenza del contatore ti fa risparmiare in bolletta?

Una guida per aziende e utenti domestici

La questione della riduzione della potenza del contatore è una delle domande più frequenti poste sia dai consumatori domestici che dalle aziende. In molti sperano che riducendo la potenza impegnata si possa ottenere un risparmio significativo in bolletta, ma la risposta non è sempre così semplice e lineare. In realtà, il risparmio dipende da numerosi fattori, come il tipo di contratto, il tipo di utilizzo dell’energia e la gestione della potenza rispetto alle reali necessità.

In questo articolo vedremo in dettaglio cosa comporta ridurre la potenza del contatore, quali sono i costi fissi e quelli variabili che incidono sulla bolletta, e in quali casi può essere vantaggioso intervenire sulla potenza impegnata. Inoltre, vedremo le differenze tra utenti domestici e aziende, con un approfondimento sui contatori che superano la soglia dei 16,5 kW, dove le logiche tariffarie cambiano.

Cosa si intende per potenza del contatore?

contatore luce

La potenza del contatore è il valore massimo di energia elettrica che puoi prelevare dalla rete in un dato momento, ed è espressa in kilowatt (kW). Questo valore determina quanta energia puoi utilizzare contemporaneamente senza far “scattare” il contatore, ovvero senza superare la capacità contrattuale.

In Italia, per le utenze domestiche, la potenza più comune è di 3 kW, che è sufficiente per coprire il fabbisogno energetico di una famiglia media, che utilizza contemporaneamente diversi elettrodomestici (ad esempio una lavatrice, un frigorifero e un forno elettrico). Per case più grandi, ville o appartamenti con numerosi elettrodomestici, la potenza può essere superiore, ad esempio 4,5 kW o 6 kW.

In contesti aziendali o industriali, la potenza impegnata può essere decisamente più alta, variando da 10 kW fino a 20 kW e oltre, in base alla tipologia di apparecchiature utilizzate. Qui diventa fondamentale dimensionare correttamente la potenza per evitare disagi operativi o costi superflui.

La struttura della bolletta elettrica: cosa si paga?

Per comprendere l’impatto economico della potenza impegnata, è importante chiarire come viene strutturata una bolletta dell’energia elettrica. Le due principali voci che la compongono sono:

  • Quota per il consumo di energia (kWh): si paga per la quantità di energia effettivamente consumata. L’energia consumata si misura in kilowattora (kWh) e rappresenta l’effettivo utilizzo di energia elettrica.
  • Quota potenza (€/kW/mese): questa è una quota fissa legata alla potenza impegnata, che si paga indipendentemente dal consumo. Anche se non utilizzi energia elettrica o hai un consumo molto basso, continuerai a pagare una quota fissa per la potenza impegnata. La tariffa per la potenza si esprime in euro per kilowatt al mese (€/kW/mese).

Ad esempio, come spiegato dall’ARERA (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente), se hai un contatore con una potenza di 3 kW e il prezzo unitario è di 0,55 €/kW/mese, pagherai 1,65 € al mese (3 kW x 0,55 €/kW/mese = 1,65 €/mese) solo per la quota potenza, indipendentemente dal consumo di energia.

Il costo della potenza per contatori sopra i 16,5 kW con limitatore di potenza

Una questione fondamentale da tenere presente è che, per i contatori con una potenza impegnata superiore a 16,5 kW, non si paga la quota potenza in modo fisso. In questi casi, gli utenti pagano solo per il consumo effettivo di energia (kWh), senza che ci sia un addebito per la potenza impegnata. Questo significa che, per le aziende o i grandi consumatori di energia, ridurre la potenza non porta alcun beneficio economico in termini di risparmio sulla bolletta, poiché non c’è alcun costo legato alla potenza impegnata. Pagheranno esclusivamente in base al loro effettivo consumo energetico.

Come viene fatturata la potenza tra 16,5 kW e 33 kW

Per le forniture con potenza disponibile ≥ 16,50 kW e ≤ 33 kW, il modo in cui viene fatturata la potenza in bolletta dipende da un elemento fondamentale: la presenza o meno del limitatore di potenza sul contatore.

  • Se il limitatore NON è presente (caso più frequente)
    In questo caso, in bolletta non viene fatturata la potenza contrattuale, ma la potenza massima effettivamente prelevata nel periodo di fatturazione.
    In pratica, il contatore registra il picco di potenza utilizzato e la voce “potenza” in bolletta viene calcolata su quel valore massimo effettivamente toccato.

  • Se il limitatore È presente
    Quando invece è installato un limitatore di potenza, la potenza disponibile è un vero e proprio tetto massimo.
    In questo scenario, la potenza fatturata in bolletta coincide con la potenza contrattuale/impegnata, indipendentemente dal fatto che l’utente utilizzi meno potenza nel corso del mese.

Questa distinzione è fondamentale perché, tra 16,5 kW e 33 kW, il risparmio o il sovracosto legato alla potenza non dipende solo dai kW impegnati a contratto, ma anche da come viene determinata la potenza fatturata (potenza massima effettiva vs potenza contrattuale).

Ridurre la potenza del contatore: quando è vantaggioso?

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Ridurre la potenza del contatore può essere vantaggioso in determinate situazioni, ma ci sono alcuni aspetti da considerare attentamente prima di prendere una decisione.

Riduzione della quota fissa: Se hai un contatore con una potenza inferiore a 16,5 kW e la potenza impegnata è eccessiva rispetto al tuo fabbisogno, ridurre la potenza può portare a un risparmio sulla quota fissa della bolletta. Questo è particolarmente vero se la potenza attuale non è necessaria per il tuo consumo abituale. Ad esempio, se in una casa utilizzi raramente più di 3 kW di energia contemporaneamente, ridurre da 4,5 kW a 3 kW può ridurre i costi fissi legati alla potenza impegnata.

  • Case vacanza o abitazioni poco utilizzate: In alcune situazioni, come nelle case vacanza o nelle abitazioni utilizzate saltuariamente, potrebbe essere vantaggioso ridurre la potenza del contatore per risparmiare sulla quota fissa, specialmente se non c’è un consumo regolare di energia. In questi casi, è probabile che tu non abbia bisogno di una potenza elevata, dato che gli elettrodomestici sono utilizzati di rado e raramente tutti contemporaneamente.
  • Piccole attività commerciali: Anche per le piccole aziende che non necessitano di apparecchiature ad alto assorbimento di energia, ridurre la potenza potrebbe aiutare a ridurre i costi fissi. Tuttavia, è sempre importante valutare con attenzione se la potenza residua sia sufficiente a coprire le necessità operative senza rischiare frequenti interruzioni.

Quanto costa ridurre o aumentare la potenza del contatore?

Ridurre o aumentare la potenza del contatore comporta dei costi, che variano a seconda del distributore di energia elettrica e della situazione specifica. Ecco cosa bisogna tenere in considerazione:

  • Ridurre la potenza del contatore: Ridurre la potenza può comportare un costo amministrativo, ma in genere non si tratta di un costo elevato. In molti casi, il costo è legato solo alla gestione della pratica, e la riduzione può essere fatta senza interventi tecnici sul contatore.
  • Aumentare la potenza del contatore: Aumentare la potenza, invece, comporta un costo maggiore. In Italia, secondo le normative vigenti, l’aumento di potenza comporta un costo di circa 70-80 euro per ogni kW aggiuntivo. A questo si possono aggiungere eventuali costi per l’intervento tecnico del distributore, necessario per adeguare il contatore o l’impianto elettrico all’aumento della capacità.

I rischi di ridurre troppo la potenza

Contatore luce

Anche se ridurre la potenza del contatore può sembrare una soluzione facile per risparmiare, ci sono dei rischi associati a una riduzione eccessiva della potenza. Se riduci la potenza al di sotto delle tue esigenze effettive, potresti ritrovarti con frequenti interruzioni nella fornitura di energia, poiché il contatore scatterà ogni volta che superi il limite di potenza impegnata.

Quando il contatore “scatta”?

Il contatore scatta (cioè interrompe la fornitura di energia) quando la somma delle potenze assorbite dai vari elettrodomestici e dispositivi collegati alla rete supera il valore massimo della potenza impegnata. Ad esempio, in una casa con una potenza di 3 kW, se usi contemporaneamente il forno elettrico (1,5 kW), la lavatrice (1 kW) e il condizionatore (0,8 kW), il contatore supererà il limite e scatterà.

Questo può causare notevoli disagi, soprattutto in ambienti aziendali o domestici dove è necessario l’uso contemporaneo di più elettrodomestici. Ripetuti sovraccarichi potrebbero richiedere interventi tecnici frequenti o l’aumento successivo della potenza, con ulteriori costi.

Domande frequenti

Ecco alcune delle domande più comuni che i clienti ci pongono riguardo alla riduzione della potenza del contatore e al risparmio in bolletta:

  • Ridurre la potenza mi farà risparmiare in bolletta?
    Sì, ridurre la potenza del contatore può farti risparmiare in bolletta, ma solo sulla quota fissa legata ai kW impegnati e non sul costo dei kWh consumati.
    Per contatori sotto i 16,5 kW la riduzione della potenza abbassa la “quota potenza”; tra 16,5 e 33 kW il risparmio dipende da come viene fatturata la potenza: con limitatore paghi la potenza contrattuale, senza limitatore la potenza massima effettivamente registrata.

 

  • Cosa succede se la potenza del contatore è insufficiente?
    Se la potenza ridotta è troppo bassa rispetto al tuo utilizzo abituale, il contatore scatterà frequentemente, interrompendo la fornitura di energia. Questo potrebbe causare disagi, e a lungo andare potrebbe richiedere un aumento della potenza con ulteriori costi.

 

  • Quanto costa aumentare la potenza del contatore?
    Aumentare la potenza del contatore comporta un costo di circa 70-80 euro per ogni kW aggiuntivo, più eventuali costi amministrativi e tecnici.

Ridurre la potenza del contatore può essere una soluzione utile per ridurre i costi fissi in bolletta, ma è importante fare una valutazione attenta delle tue esigenze energetiche. Se la potenza è insufficiente, rischi di causare disagi e di incorrere in ulteriori costi per aumentare nuovamente la potenza. Se sei un’azienda o un grande consumatore di energia con potenza superiore a 16,5 kW, non ci sono vantaggi economici nel ridurre la potenza, poiché paghi solo per l’energia effettivamente consumata. Rivolgersi a un elettricista o a un tecnico qualificato è sempre la scelta migliore per evitare problemi e ottimizzare i costi energetici.

 

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