PUN settembre 2026: 0,20754 €/kWh, continua la fase rialzista

Il valore PUN settembre 2026 raggiunge 0,208 €/kWh, in aumento rispetto agli 0,180 €/kWh di agosto.

La crescita mensile è di circa il 15% e porta il prezzo dell’energia elettrica sul mercato all’ingrosso al livello più elevato registrato dall’inizio dell’anno. Ma il dato di settembre è significativo soprattutto se osservato nel contesto degli ultimi mesi.

Dopo una prima parte del 2026 caratterizzata da oscillazioni e fasi di rientro dei prezzi, da giugno a settembre il mercato ha seguito una traiettoria chiaramente rialzista, con quattro incrementi mensili consecutivi.

Il dato conferma inoltre lo scenario che avevamo evidenziato nel nostro precedente approfondimento sulle previsioni per l’autunno 2026: durante l’estate il mercato aveva iniziato a indicare prezzi più elevati rispetto a quelli osservati in primavera e le quotazioni per i mesi successivi erano state progressivamente riviste al rialzo.

Settembre rappresenta quindi una prima conferma concreta di quella lettura. Vediamo come si è mosso il PUN dall’inizio dell’anno, cosa emerge dal confronto con settembre 2025 e quali indicazioni possiamo ricavare per i prossimi mesi.

PUN settembre 2026: il prezzo sale a 0,208 €/kWh

Il PUN Index GME medio di settembre è pari a 0,208 €/kWh.

Ad agosto era stato pari a 0,180 €/kWh. Il nuovo aumento non rappresenta quindi un movimento isolato, ma si inserisce in una fase di crescita iniziata già all’inizio dell’estate. Per chi ha un contratto luce indicizzato, questa dinamica è particolarmente importante perché il PUN costituisce il riferimento sul quale viene calcolata la componente energia, a cui possono poi aggiungersi lo spread e gli altri costi previsti dal contratto.

Questo non significa, però, che un aumento del PUN del 15% produca automaticamente una bolletta più alta della stessa percentuale. Il costo finale dipende anche dai consumi, dalle condizioni contrattuali e dalle altre componenti presenti in fattura.

PUN 2026: andamento da gennaio a settembre

Per comprendere meglio il dato di settembre è utile osservare l’andamento dell’intero anno.

PeriodoPUN Index GME
Gennaio 20260,133 €/kWh
Febbraio 20260,114 €/kWh
Marzo 20260,143 €/kWh
Aprile 20260,119 €/kWh
Maggio 20260,119 €/kWh
Giugno 20260,133 €/kWh
Luglio 20260,157 €/kWh
Agosto 20260,180 €/kWh
Settembre 20260,208 €/kWh

L’andamento mostra due fasi piuttosto diverse.

Andamento del PUN da gennaio a settembre 2026

Il 2026 era iniziato con un PUN di circa 0,133 €/kWh a gennaio, seguito da una discesa a 0,114 €/kWh a febbraio e da una nuova risalita a 0,143 €/kWh a marzo. Nei due mesi successivi il mercato era tornato su livelli più contenuti, con aprile e maggio intorno a 0,119 €/kWh. In questa prima fase dell’anno il mercato si è quindi mosso in modo piuttosto irregolare, alternando rialzi e correzioni senza sviluppare una direzione precisa. Il cambio di scenario arriva però da giugno, quando il PUN torna a salire a 0,133 €/kWh e, a differenza dei mesi precedenti, il movimento non viene seguito da una nuova correzione. A luglio il valore raggiunge 0,157 €/kWh, ad agosto sale a 0,180 €/kWh e a settembre supera infine la soglia di 0,20 €/kWh, attestandosi a 0,208 €/kWh.

0,119 → 0,133 → 0,157 → 0,180 → 0,208 €/kWh

La sequenza evidenzia bene il cambiamento avvenuto durante l’estate. Il dato più significativo non è infatti soltanto il livello raggiunto a settembre, ma la continuità del movimento: da giugno a settembre il mercato ha registrato quattro incrementi mensili consecutivi, mentre nella prima parte dell’anno i rialzi erano stati generalmente seguiti da fasi di rientro. Tra maggio e settembre il PUN è così aumentato di circa il 74%, passando da 0,119 a 0,208 €/kWh, e anche rispetto a gennaio il livello attuale risulta sensibilmente più elevato. Per chi ha un contratto indicizzato questa dinamica si riflette direttamente sul costo della componente energia, secondo le condizioni previste dalla propria offerta; per chi ha invece un contratto a prezzo fisso, l’effetto non è immediato, ma diventa particolarmente importante in prossimità della scadenza delle condizioni economiche.

Cosa ci dice davvero questa fase rialzista?

Quando si analizza il mercato energetico è importante evitare conclusioni basate su un singolo mese. Il prezzo dell’energia può cambiare rapidamente in funzione dell’andamento del gas, delle temperature, della domanda, della produzione rinnovabile, delle importazioni e dello scenario geopolitico.

Quattro mesi consecutivi nella stessa direzione, però, meritano maggiore attenzione. Questo non significa che il prezzo aumenterà necessariamente ogni mese. Le quotazioni per l’autunno continuano però a indicare uno scenario di prezzi sostenuti, senza mostrare per il momento un ritorno ai livelli osservati in primavera.

Il mercato può naturalmente cambiare direzione, ma le aspettative disponibili restano orientate verso un autunno energetico ancora costoso. Ed è proprio questo il punto che avevamo evidenziato già alla fine dell’estate.

Le previsioni sull’autunno 2026 si stanno confermando?

Nel nostro precedente approfondimento sulle bollette in aumento e sulle previsioni per l’autunno 2026 avevamo evidenziato un progressivo peggioramento delle aspettative del mercato. Durante agosto, infatti, le quotazioni dell’energia per settembre, ottobre, novembre e dicembre erano state progressivamente riviste al rialzo.

Il punto centrale di quell’analisi non era cercare di prevedere con precisione quale sarebbe stato il PUN di settembre. Le quotazioni future non rappresentano infatti una previsione certa del valore che assumerà il PUN, ma indicano quanto il mercato valuta oggi l’energia che verrà consegnata nei mesi successivi. Proprio per questo costituiscono uno strumento utile per comprendere le aspettative degli operatori e la direzione che il mercato sta anticipando.

Il segnale che emergeva alla fine dell’estate era chiaro: il mercato non stava più indicando un rapido ritorno ai prezzi della primavera. Il dato di settembre ha confermato questa lettura. Con un PUN pari a 0,20754 €/kWh, l’autunno è iniziato su livelli ancora più elevati rispetto ad agosto e la fase rialzista iniziata a giugno non si è interrotta.

Anche i primi dati di ottobre vanno nella stessa direzione. Al 14 ottobre 2026, la media del PUN del mese si attesta intorno a 0,212 €/kWh, quindi su un livello ancora superiore alla media di settembre. Si tratta naturalmente di un dato provvisorio, perché ottobre è ancora in corso, ma conferma per il momento la persistenza di prezzi elevati.

Le quotazioni future aggiornate al 13 ottobre rafforzano ulteriormente questo scenario. Il mercato EEX indica infatti valori di circa 0,226 €/kWh per ottobre, 0,235 €/kWh per novembre e 0,235 €/kWh per dicembre.

PeriodoQuotazione EEX
Ottobre 20260,226 €/kWh
Novembre 20260,235 €/kWh
Dicembre 20260,235 €/kWh

Quotazioni EEX Italian Power Base Month Future aggiornate al 13 ottobre 2026. I valori future esprimono le aspettative del mercato e non coincidono necessariamente con il PUN medio che verrà effettivamente registrato nei singoli mesi.

Il quadro che emerge è quindi piuttosto netto: lo scenario di un autunno caratterizzato da prezzi sostenuti ha trovato una prima conferma nei dati reali e continua a essere supportato dalle attuali aspettative del mercato. Ottobre, almeno nella prima metà del mese, si sta mantenendo sopra settembre, mentre le quotazioni per novembre e dicembre indicano valori ancora più elevati.

PUN Settembre 2026 contro PUN settembre 2025: il prezzo è quasi raddoppiato

Il confronto con lo stesso mese dell’anno precedente rende ancora più evidente quanto sia cambiato lo scenario.

PeriodoPUN Index GME
Settembre 20250,10908 €/kWh
Settembre 20260,20754 €/kWh
Variazionecirca +90%

A settembre 2025 il PUN GME era pari a 0,109 €/kWh, mentre a settembre 2026 il valore è salito a 0,208 €/kWh. In dodici mesi il prezzo dell’energia elettrica sul mercato all’ingrosso è quindi quasi raddoppiato.

Per molte imprese questo confronto può aiutare a spiegare perché, a parità apparente di operatività, il costo della fornitura elettrica risulti oggi sensibilmente più elevato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’aumento della bolletta, però, non dipende necessariamente da un solo fattore.

Alla base possono esserci consumi più elevati, condizioni contrattuali non più competitive oppure un contratto indicizzato che ha trasferito direttamente sul cliente l’aumento del prezzo dell’energia registrato sul mercato. In alcuni casi, più elementi possono sommarsi contemporaneamente.

Per questo è importante distinguere tra ciò che deriva dall’andamento del mercato e ciò che dipende dalla struttura della propria offerta. Una tariffa può infatti risultare penalizzante non solo per l’aumento del PUN, ma anche per spread elevati, costi fissi, scadenze contrattuali o condizioni economiche che non sono più adeguate al profilo di consumo dell’azienda.

Il confronto tra settembre 2025 e settembre 2026 evidenzia anche quanto sia strategico seguire il mercato in modo continuativo. Quando i segnali di rialzo iniziano a consolidarsi, può diventare opportuno valutare con anticipo un prezzo fisso, rinegoziare le condizioni della fornitura oppure rivedere la strategia di approvvigionamento prima che gli aumenti si riflettano pienamente sui costi aziendali.

È in questo contesto che una consulenza energetica assume un ruolo concreto: non limitarsi alla lettura della bolletta a consuntivo, ma interpretare il mercato, individuare tempestivamente i segnali di cambiamento e intervenire sulle condizioni contrattuali quando esistono ancora margini di ottimizzazione.

Energiachiara affianca le imprese proprio in questa attività, analizzando consumi, condizioni economiche e andamento del mercato per verificare se la tariffa sia ancora coerente con le esigenze aziendali e, quando necessario, valutare una rinegoziazione o una soluzione più adatta allo scenario in corso.

Perché il PUN sta aumentando?

Non esiste una singola causa in grado di spiegare l’andamento del mercato elettrico.

Il prezzo dell’energia è il risultato dell’interazione di numerosi fattori.

Uno dei più importanti continua a essere il gas naturale, che mantiene un ruolo rilevante nella formazione del prezzo dell’elettricità italiana.

A questo si aggiungono:

  • tensioni geopolitiche e incertezza sulle forniture energetiche;
  • andamento della domanda elettrica;
  • temperature;
  • produzione da fonti rinnovabili;
  • disponibilità degli impianti;
  • importazioni di energia dall’estero.

Durante l’estate, inoltre, l’aumento dei consumi legato alle alte temperature ha contribuito ad aumentare la pressione sul sistema elettrico.

È l’interazione tra questi fattori a determinare il prezzo. Ed è anche il motivo per cui l’andamento futuro non può essere letto come una semplice prosecuzione matematica dei mesi precedenti.

Cosa significa per chi ha un prezzo fisso?

Chi ha un contratto a prezzo fisso non subisce direttamente ogni variazione mensile del PUN durante il periodo di validità delle condizioni economiche. Ma questo non significa che possa ignorare l’andamento del mercato. Il momento da monitorare con attenzione è soprattutto la scadenza delle condizioni economiche. Un’azienda che ha bloccato il prezzo in una fase di mercato più favorevole potrebbe trovarsi, al rinnovo, davanti a condizioni molto diverse.

Per questo conviene conoscere con anticipo la scadenza del contratto e valutare il mercato prima di ricevere o accettare automaticamente una nuova proposta.

Prezzo fisso o indicizzato: cosa conviene in questo scenario?

Con il PUN sopra 0,200 €/kWh può essere naturale chiedersi se sia il momento di bloccare il prezzo.

Ma non esiste una risposta valida per tutte le aziende. Un prezzo fisso può essere interessante quando permette di ottenere maggiore prevedibilità dei costi e quando il livello offerto è coerente con le condizioni del mercato. Un indicizzato può invece rimanere conveniente se prevede uno spread competitivo e consente di beneficiare di eventuali future correzioni dei prezzi.

La scelta deve tenere conto almeno di:

  • prezzo fisso proposto;
  • spread dell’offerta indicizzata;
  • durata del contratto;
  • consumi annuali;
  • distribuzione dei consumi nel corso dell’anno;
  • esigenze di budget;
  • capacità dell’impresa di sostenere oscillazioni del prezzo.

Non esiste quindi una tariffa migliore in assoluto. Esiste una tariffa più o meno coerente con il profilo energetico e finanziario dell’azienda.

 

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