PUN luglio 2026: prezzo luce a 0,15704 €/kWh, +18,5% rispetto a giugno

Il valore PUN luglio 2026 si attesta a circa 157,04 €/MWh, pari a 0,15704 €/kWh.

Rispetto a giugno 2026, quando il prezzo medio era pari a circa 132,50 €/MWh, il mercato elettrico registra un aumento del 18,5%. Luglio diventa così il mese con il PUN più alto dei primi sette mesi del 2026.

L’aumento del prezzo arriva inoltre in un periodo nel quale molte aziende registrano consumi più elevati a causa della climatizzazione, della refrigerazione e dell’intensificazione di alcune attività stagionali.

Una bolletta più alta rispetto a giugno, quindi, può dipendere dalla combinazione di due fattori: un prezzo dell’energia più elevato e un maggior numero di kWh consumati.

Per interpretare correttamente il dato è necessario distinguere l’andamento del mercato dalle condizioni economiche applicate dal proprio fornitore.

Quanto vale il PUN di luglio 2026?

Il valore medio di riferimento per luglio è:

0,15704 €/kWh

oppure:

157,04 €/MWh

Il dato mensile è ricavabile dai prezzi medi pubblicati dal GME per le fasce F1, F2 e F3 e dal numero di ore comprese in ciascuna fascia durante il mese. Il GME indica per luglio 154,20 €/MWh in F1, 169,38 €/MWh in F2 e 152,26 €/MWh in F3.

Il confronto con giugno evidenzia un aumento significativo:

PUN luglio 2026 a confronto con giugno

MesePUN medioVariazione
Giugno 20260,13250 €/kWh—
Luglio 20260,15704 €/kWhcirca +18,5%

A luglio 2026 il PUN medio è aumentato di circa il 18,5% rispetto
al valore registrato nel mese di giugno. La differenza è pari a 0,02454 €/kWh, cioè poco meno di 2,5 centesimi per ogni kilowattora.

L’effetto sulla bolletta aziendale dipende però dai consumi, dalla loro distribuzione nelle fasce orarie, dallo spread applicato dal fornitore e dalle altre condizioni economiche previste dal contratto.

Che cos’è il PUN?

Il PUN è l’indice di riferimento del mercato elettrico italiano. Rappresenta il prezzo di riferimento dell’energia elettrica scambiata sul Mercato del Giorno Prima e viene calcolato dal Gestore dei Mercati Energetici.

Il PUN è uno dei principali parametri utilizzati nelle offerte luce indicizzate. Quando il contratto prevede un prezzo variabile collegato al mercato, il costo della componente energia può essere determinato mediante una formula simile a:

PUN + spread del fornitore + altri corrispettivi previsti dal contratto

Il PUN non coincide quindi con il prezzo finale pagato dall’impresa. Alla componente energia si aggiungono:

  • spread del fornitore;
  • perdite di rete;
  • costi di commercializzazione;
  • quote fisse mensili;
  • servizi aggiuntivi (se previsiti);
  • trasporto e gestione del contatore;
  • oneri di sistema;
  • imposte e IVA.

Per questo motivo, conoscere il PUN è importante, ma non è sufficiente per stabilire se una tariffa aziendale sia conveniente.

Confronto con giugno 2026: perché l’aumento è rilevante

A giugno 2026 il PUN medio era pari a 132,50 €/MWh, cioè 0,13250 €/kWh. Rispetto a maggio aveva già registrato un incremento di circa l’11%.

A luglio il prezzo sale ulteriormente fino a 157,04 €/MWh.

Il passaggio da giugno a luglio, non è quindi una semplice oscillazione marginale, ma un movimento che modifica in modo evidente l’andamento osservato durante la primavera.

Ad aprile e maggio il PUN si era mantenuto intorno a 119 €/MWh. Giugno aveva segnato una prima risalita, mentre luglio porta il mercato sopra il precedente massimo annuale di marzo.

Per un’impresa con una tariffa indicizzata, il rialzo può riflettersi sulla componente energia delle fatture relative al periodo. La variazione finale dipenderà però anche da:

  • quantità di energia consumata;
  • distribuzione dei consumi durante la giornata;
  • metodo con cui il contratto applica il PUN;
  • spread previsto;
  • presenza di quote fisse;
  • eventuali conguagli o ricalcoli.

Il confronto corretto non deve quindi fermarsi all’importo totale della bolletta. È necessario separare l’effetto prezzo dall’effetto consumo.

L’effetto prezzo riguarda il valore unitario dell’energia. L’effetto consumo riguarda invece il numero di kWh utilizzati durante il mese. In estate, per molte attività, i due fattori possono aumentare contemporaneamente.

Confronto con i mesi precedenti: luglio è il massimo del 2026

I valori da gennaio a giugno mostrano un andamento non lineare: dopo il calo di febbraio, marzo aveva registrato un picco, seguito dal rientro di aprile e maggio e dalla nuova risalita di giugno.

Mese 2026PUN medioAndamento
Gennaio0,13266 €/kWhLivello elevato
Febbraio0,11441 €/kWhIn calo
Marzo0,14340 €/kWhForte rialzo
Aprile0,11947 €/kWhRientro
Maggio0,11935 €/kWhSostanzialmente stabile
Giugno0,13250 €/kWhIn aumento
Luglio0,15704 €/kWhNuovo massimo annuale

Rispetto ai principali mesi precedenti, luglio risulta:

  • +18,5% rispetto a giugno;
  • +31,6% rispetto a maggio;
  • +31,4% rispetto ad aprile;
  • +9,5% rispetto al precedente massimo di marzo.

Il mercato ha quindi superato non soltanto i livelli relativamente contenuti della primavera, ma anche il precedente massimo annuale.

La media semplice dei primi sette mesi del 2026 è pari a circa 131,26 €/MWh. Il valore di luglio si colloca quindi sensibilmente sopra la media annuale maturata fino a questo momento.

Perché il PUN è aumentato a luglio?

Tra gli elementi che hanno contribuito al rialzo del mercato elettrico bisogna considerare anche l’andamento del prezzo del gas.

Il valore mensile del PSV è passato da 0,51 €/Smc a giugno 2026 a 0,61 €/Smc a luglio, registrando un aumento di circa il 20%.

Il prezzo del gas è fortemente collegato all’andamento del mercato elettrico italiano. Una parte rilevante dell’energia elettrica viene infatti prodotta attraverso centrali termoelettriche alimentate a gas, che in molte ore contribuiscono a determinare il prezzo marginale sul mercato all’ingrosso.

Quando il costo del gas aumenta, cresce quindi anche il costo di produzione di questi impianti e può aumentare il prezzo dell’energia scambiata sul mercato elettrico ma non è l’unico fattore che determina il PUN.

Cosa aspettarsi nell’autunno 2026?

Il valore registrato a luglio deve essere letto anche alla luce delle aspettative relative ai mesi successivi.

Un PUN mensile di 157,04 €/MWh non permette da solo di prevedere con certezza l’andamento di agosto, settembre o dell’ultimo trimestre dell’anno. Mostra però che il mercato è entrato nella seconda parte dell’estate su livelli più elevati rispetto alla primavera.

Le quotazioni a termine rappresentano le aspettative espresse dagli operatori in un determinato momento. Non sono prezzi definitivi e possono cambiare anche rapidamente in funzione del gas, delle temperature, della domanda, delle rinnovabili e dello scenario internazionale.

Abbiamo approfondito questo tema nel precedente articolo dedicato alle previsioni dei prezzi luce per le aziende nell’autunno 2026.

Per un’azienda, infatti, non è sufficiente sapere che il PUN è aumentato. È necessario valutare se il contratto attuale rimane coerente con i propri obiettivi di budget e con la prevedibilità dei consumi.

Confronto con luglio 2025

Il PUN luglio 2025 era stato pari a 113,13 €/MWh. Con un valore di 157,04 €/MWh, il PUN luglio 2026 risulta quindi più caro di: 43,91 €/MWh

La variazione percentuale su base annua è pari a circa: +38,8%

PeriodoPUN medioDifferenza
Luglio 20250,11313 €/kWhBase di confronto
Luglio 20260,15704 €/kWhcirca +38,8%

Il confronto anno su anno può aiutare le imprese a interpretare correttamente le fatture. Quando i consumi risultano simili a quelli di luglio 2025, una parte dell’aumento della spesa può essere ricondotta al prezzo dell’energia all’ingrosso.

Prezzo fisso o indicizzato dopo luglio 2026?

Il rialzo del PUN può portare molte imprese a chiedersi se sia il momento di scegliere un prezzo fisso.

Non esiste però una soluzione valida per tutte le aziende.

Il prezzo fisso offre maggiore prevedibilità della componente energia per la durata prevista dal contratto. Può essere utile alle imprese che hanno necessità di programmare il budget e che preferiscono limitare l’esposizione alle oscillazioni del mercato.

Il prezzo indicizzato permette invece di seguire il PUN e di beneficiare di eventuali ribassi futuri, ma espone l’impresa anche agli aumenti.

Il dato di luglio non significa automaticamente che una tariffa indicizzata non sia più conveniente. Indica, però, che l’impresa deve conoscere la propria esposizione al mercato e verificare se le condizioni contrattuali sono ancora adeguate.

Il pensiero di Energiachiara: non fermarsi al totale della bolletta

Davanti a un aumento della spesa energetica, guardare soltanto l’importo finale non permette di capire se il prezzo applicato sia corretto.

Per valutare la bolletta di luglio è necessario confrontare almeno quattro elementi:

  1. il PUN del mese;
  2. il prezzo unitario applicato dal fornitore;
  3. il numero di kWh consumati;
  4. lo spread e i costi fissi previsti dal contratto.

Un aumento coerente con il mercato è diverso da un aumento causato da condizioni economiche poco competitive, costi aggiuntivi o consumi anomali.

Bisogna inoltre verificare se durante il mese sono entrate in vigore nuove condizioni economiche. Molti contratti prevedono un rinnovo del prezzo dopo 12 o 24 mesi e il cambiamento può coincidere con il periodo analizzato.

Il rialzo di luglio non significa automaticamente che sia necessario cambiare fornitore. Significa che è opportuno controllare il contratto prima di prendere una decisione.

Per alcune imprese può essere utile mantenere un prezzo variabile. Per altre può essere più adatta una soluzione a prezzo fisso o una strategia che riduca il rischio di oscillazioni improvvise.

La scelta dipende dai volumi, dalla prevedibilità dei consumi, dai margini aziendali e dalla capacità di assorbire eventuali aumenti.

FAQ sul PUN di luglio 2026

Quanto vale il PUN di luglio 2026?

Il PUN medio di luglio 2026 si attesta a circa 157,04 €/MWh, pari a 0,15704 €/kWh.

Il PUN è aumentato rispetto a giugno?

Sì. Il prezzo è passato da circa 132,50 €/MWh a 157,04 €/MWh, con un aumento del 18,5%.

Luglio è il mese più caro del 2026?

Sì. Con 157,04 €/MWh, luglio supera il precedente massimo di marzo 2026, pari a 143,40 €/MWh.

Qual è stata la fascia oraria più cara?

La fascia F2, con un prezzo medio di 169,38 €/MWh. La F1 si è attestata a 154,20 €/MWh e la F3 a 152,26 €/MWh.

Quanto è aumentato rispetto a luglio 2025?

A luglio 2025 il PUN era pari a 113,13 €/MWh. Il valore di luglio 2026 è quindi superiore di circa il 38,8%.

Il PUN è il prezzo finale pagato dall’impresa?

No. Al PUN possono aggiungersi lo spread del fornitore, le perdite di rete, le quote fisse, i costi di commercializzazione, il trasporto, gli oneri, le imposte e l’IVA.

Perché la bolletta di luglio può essere più alta?

Perché possono essere aumentati sia il prezzo dell’energia sia i consumi. Durante l’estate molte attività utilizzano maggiormente climatizzazione, refrigerazione, celle frigorifere, impianti HVAC e macchinari.

Conviene passare a un prezzo fisso?

Non esiste una risposta valida per tutte le imprese. La convenienza dipende dal prezzo proposto, dalla durata dell’offerta, dai consumi aziendali, dallo spread attuale, dai costi fissi e dalla capacità dell’impresa di sostenere le oscillazioni del mercato.

Cosa bisogna controllare in una tariffa indicizzata?

È necessario verificare l’indice applicato, lo spread, i costi di commercializzazione, le quote fisse, costi accessori, la ripartizione dei consumi nelle fasce orarie e la durata delle condizioni economiche.

Cosa potrebbe succedere nell’autunno 2026?

L’andamento dipenderà dal prezzo del gas, dalle temperature, dalla domanda, dalla produzione rinnovabile e dallo scenario internazionale. Le quotazioni future possono offrire indicazioni utili, ma non rappresentano prezzi definitivi. Il tema è approfondito nel precedente articolo dedicato alle previsioni dei prezzi luce per l’autunno 2026.

Vuoi capire se la tua azienda sta pagando il giusto?

Il PUN è un riferimento importante, ma la convenienza di un contratto si vede soltanto analizzando la bolletta e le condizioni economiche nel dettaglio.

Energiachiara verifica il prezzo applicato, lo spread, i consumi, le fasce orarie, i costi fissi e la scadenza dell’offerta.

L’obiettivo è capire se il costo sostenuto dall’impresa è coerente con il mercato o se esistono margini concreti di miglioramento.